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MILANO

Medici e paramedici sono i veri eroi! Fontana: «Il sistema sanitario lombardo tutto ha reagito in maniera eccezionale, si è dimostrato molto migliore di come potessimo immaginare»

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«Più si blocca il contatto umano e sociale più si blocca il virus. Nell'ex zona rossa di Codogno e del Lodigiano, dove sono state applicate misure restrittive rigorosissime, si sono avuti risultati sorprendenti e ora siamo vicinissimi allo zero, alla fine dell'emergenza. E' l'unica zona lombarda dove si è assistito a un rallentamento della diffusione del virus. Se questo è il risultato che abbiamo toccato con mano, dobbiamo comportarci nello stesso modo, facciamo questo sacrificio per favorire una più rapida conclusione dell'emergenza». L'appello del presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, è accorato e convinto. Dal 24 febbraio guida senza soste la task force di Palazzo Lombardia contro il Coronavirus, ma nell'appello non c'è spazio per distinguo o polemiche. Contano solo i fatti.

Lei e i sindaci lombardi avete chiesto un ulteriore inasprimento dei provvedimenti restrittivi dopo l'ultimo decreto del Governo Conte. Perchè?

«Dopo un'attenta valutazione - anche con i sindaci dei capoluoghi e Anci - abbiamo convenuto che si poteva fare di più, che bisognava affrontare alcuni temi ancora irrisolti, a partire dalla sicurezza dei lavoratori impegnati nelle filiere produttive lasciate operative dal decreto. Ma il dialogo con il Governo, gli stakeholder e le organizzazioni sindacali prosegue per cercare di migliorare il documento così da dare risposte ancora più chiare e precise».

In questo momento prevale l'unità e la condivisione rispetto alle polemiche...

«Certamente. Da questa difficilissima fase di emergenza sanitaria dobbiamo uscirne tutti insieme».

All'inizio molti ritenevano i provvedimenti restrittivi esagerati. Ora quasi tutti chiedono la chiusura totale. L'umore dei cittadini è variabile. E' difficile lavorare in queste condizioni?

«Quando non c'è un'uniformità diventa tutto più difficile. Anche dal punto di vista della comunicazione. Per troppo tempo ha prevalso una comunicazione sbagliata. La svolta, dal mio punto di vista, c'è stata sabato 7 marzo, quando gran parte di medici, rianimatori e esperti ha descritto la situazione nella sua drammatica realtà. Sino al giorno prima prevaleva la tesi del "non preoccupatevi"... Stupidata che qualcuno ha ancora l'ardire di sostenere in questi giorni su qualche tv o giornale. Se fossimo partiti subito con un approccio più determinato e severo non avremmo sicuramente fermato il Coronavirus ma avremmo dovuto fare i conti con un nemico meno forte rispetto a quello che stiamo combattendo oggi».

I numeri dei contagi e dei morti aumenta in modo impressionante giorno dopo giorno. Quando toccheremo il picco secondo gli esperti della Regione?

«Non esiste un picco, tutto dipende da cosa faremo e da come lo faremo. Teoricamente i contagi possono anche interessare la metà della popolazione, ma se noi continuiamo a comportarci bene rispettando queste misure severe la tendenza potrebbe invertirsi alla fine della settimana».

Per comportarsi bene intende anche il rigoroso rispetto dei suggerimenti di Regione Lombardia "Tutela te, proteggi gli altri", cioè restare in casa, mantenere la distanza di almeno un metro tra le persone, lavare le mani, indossare la mascherina e tenere a casa i nonni?

«Esattamente».

Per fortuna anche il numero dei pazienti guariti sta aumentando...

«E' un dato di cui siamo coscienti, ma non è decisivo. Il 10% dei contagiati si aggrava, ha complicazioni polmonari e finisce in rianimazione. E purtroppo il paziente non si ferma solo un paio di giorni nelle terapie intensive, ma resta per un periodo di quasi due settimane. Questo è il problema».

Nonostante ciò la sanità lombarda ha retto bene.

«E' stato fatto un lavoro straordinario. Gli iniziali 650 posti di terapia intensiva della Lombardia in neppure tre settimane sono stati aumentati di altri 300 posti letto. E ora ne aggiungeremo altri. E' un'operazione difficile e complicata perché aggiungere un posto letto in rianimazione non è una cosa ordinaria e presuppone strumenti difficili da recuperare sul mercato oltre a medici, infermieri e paramedici. Mancano respiratori, ventilatori e personale».

Il sistema sanitario lombardo, però, ha dato prova di grande abnegazione, capacità, organizzazione.

«Il sistema sanitario lombardo tutto ha reagito in maniera eccezionale, si è dimostrato molto migliore di come potessimo immaginare. Medici e paramedici sono i veri eroi di questa fase emergenziale. A livello organizzativo tutti i componenti del sistema hanno fatto la loro parte in modo eccellente. Ci sono persone che lavorano ininterrottamente anche per oltre 15 ore al giorno, professionisti che partecipano in modo proattivo proponendo soluzioni, idee... Sono davvero orgoglioso di essere lombardo».

Lei martedì 10 marzo ha concluso il suo periodo di "quarantena". Come ha affrontato questa fase?

«Non ho vissuto queste due settimana come se fosse una "quarantena", ho lavorato dalla sera alla mattina come sempre, adottando semplicemente le giuste precauzioni. Sono un po' dispiaciuto di essere tornato a casa pochissime volte, ma fa parte del mio lavoro».

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Autore:gcf

Pubblicato il: 16 Marzo 2020

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