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MILANO

In Regione nasce il Tavolo per l’acqua Assessore Rolfi: «La Lombardia è il primo territorio agricolo d’Italia. Puntiamo a garantire qualità»

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Trasformare le centinaia di cave esauste o abbandonate lombarde in laghi per accumulare acqua ed erogarla quando il clima mette in croce l’agricoltura. E' questa una delle strategie che Regione Lombardia metterà in campo per risolvere uno dei problemi più stringenti per le imprese agricole di pianura, alle prese negli ultimi anni con un clima, Greta Thunberg insegna, che sembra impazzito.

Se n'è parlato anche durante una interessante tavola rotonda organizzata sul tema a Treviglio (Bg) da Coldiretti. Tra gli ospiti c'era l’assessore regionale ad Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi.

Il problema è vecchio come l’uomo: la siccità. Ma forse per la prima volta, grazie a una consapevolezza ormai diffusa del fatto che a pagare il prezzo del global warming non saranno solo i pinguini, Regione Lombardia ha messo nelle scorse settimane in campo politiche specifiche per sciogliere i nodi del problema.

Il Tavolo dell’acqua

Nel breve periodo si tratterà di mettere attorno a un tavolo i protagonisti di una «guerra» per l’acqua che va avanti da decenni. Agricoltori di pianura, operatori turistici sulle sponde dei laghi, e produttori idroelettrici nelle valli. «In Regione abbiamo costituito recentemente un Tavolo per l’acqua, un organismo tecnico-politico che cercherà proprio di trovare un compromesso tra interessi confliggenti» spiega Rolfi. L’idea è mettere in campo un meccanismo «automatico» di rilascio dell’acqua in caso di siccità. Episodi sempre più frequenti, peraltro, e destinati ad aumentare visto il trend descritto dai dati dei ricercatori, che prevedono precipitazioni sempre più rare e sempre abbondanti, quindi difficilmente sfruttabili da chi lavora la terra.

La crisi del mais

In un secondo momento si tratterà di intervenire sull’agricoltura stessa, introducendo in modo ragionato nuove tecniche di irrigazione. Il mais, coltura che la fa da padrone in buona parte della Pianura Padana, è notoriamente in crisi. La produzione si è dimezzata in quattro anni e sul banco degli imputati c'è, tra le altre cose, anche la frequente difficoltà di fornire quando serve la giusta quantità di acqua (e questo tipo di coltura, si sa, ne richiede parecchia).

Fino ad oggi, l'irrigazione del mais viene effettuata nella maggior parte dei territori per «scorrimento», inondando i campi con l'acqua portata dalle rogge. Una tecnica preziosissima: l'esistenza stessa delle rogge, spesso antichissime, è la struttura portante della bonifica della pianura e consente di rigenerare il ciclo dell'acqua. In millenni di storia, l'irrigazione tradizionale ha letteralmente plasmato natura e cultura della pianura, costruendo un ecosistema complesso e di alto valore. L'altro lato della medaglia però è che richiede grandi masse di acqua. Molta di più, perlomeno, rispetto a quella necessaria per alimentare le colture tramite tecniche più recenti, nate negli ultimi decenni.

Nuove tecniche di irrigazione

Fertirrigazione, subirrigazione, irrigazione a goccia o «di precisione» e tecnologie per monitorare lo stato dei terreni promettono grande efficienza e minori consumi. Migliorano pure, in tempi di secca, la qualità del prodotto. Ma a scapito dell’alimentazione del reticolo idrico minore. «Partiamo da un presupposto: l’agricoltura non spreca mai l’acqua - chiarisce tuttavia Rolfi - Anche le tecniche di irrigazione tradizionale sono essenziali. Possono però essere integrate, grazie alla tecnologia. Per questo all’interno del Piano strategico regionale che abbiamo in mente servirà anche una politica più coraggiosa. Pensiamo a lavorare per bandi, ad esempio, per aiutare le aziende che decidono di investire con strumenti innovativi nel settore».

Un lago è meglio di una discarica

Nel lungo periodo, spiega Rolfi, serviranno invece interventi più strutturali per risolvere l'annosa guerra tra agricoltori e produttori idroelettrici. «Il braccio di ferro con i derivatori di acqua in montagna va bene ma non risolve il problema - spiega l’assessore - Dovremo in futuro infrastrutturare il territorio lombardo con infrastrutture come queste, recuperando almeno alcune delle cento e più cave dismesse presenti in Lombardia, perlopiù in pianura. In questo modo potremo immagazzinare l’acqua piovana che adesso va dispersa, e garantirla quando serve all’agricoltura». Ed evitare allo stesso tempo che l’abbandono politico ed economico di questi luoghi li trasformi con il tempo in discariche più o meno autorizzate.

La Locomotiva agricola

L’idea è arrivare a «una politica a 360 gradi per continuare a garantire un’agricoltura di qualità qual è quella lombarda» conclude Rolfi. Perché sebbene la Locomotiva d’Italia sia spesso associata all’industria, la Lombardia è anche la prima Regione agricola dello Stivale. Bene ricordarlo. Anche quando «spesso in passato anche in Lombardia non sono state rispettate delle priorità “naturali” che dovrebbero regolamentare l’accesso all’acqua: prima agli uomini, poi all’agricoltura, e poi a tutto il resto».

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Autore:ddv

Pubblicato il: 06 Maggio 2019

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